<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<!-- generator="wordpress/2.3.1" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>Bankmark</title>
	<link>http://web.bankmark.it</link>
	<description>Bankmark card e circuito Bankmark</description>
	<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 17:21:16 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.3.1</generator>
	<language>en</language>
			<item>
		<title>Software del Cnr in “riuso” al Mibac</title>
		<link>http://web.bankmark.it/?p=763</link>
		<comments>http://web.bankmark.it/?p=763#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 17:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cipollino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Affari &amp; Finanza]]></category>

		<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>

		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://web.bankmark.it/?p=763</guid>
		<description><![CDATA[Firmato un protocollo d'intesa ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/sof-pc-copia.jpg" class="thickbox" title="sof-pc-copia.jpg"><img src="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/sof-pc-copia.jpg" alt="sof-pc-copia.jpg" align="left" title="sof-pc-copia.jpg" /></a><em>Firmato un protocollo d&#8217;intesa con cui  il Ministero per i Beni e le Attività Culturali potrà riutilizzare l’applicativo Oil, realizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, per il supporto delle attività di assistenza al personale. Un esempio di collaborazione tra P.A., finalizzata al contenimento dei costi ed alla razionalizzazione delle attività informatiche</em></p>
<p align="justify">Contenere i costi e ottimizzare i servizi destinati al supporto delle attività di assistenza al personale: questo l’obiettivo del protocollo che stabilisce il ‘riuso’, da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC), del software Oil - Online Interactive heLpdesk messo a punto dall’Ufficio Sistemi informativi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).<br />
Tra i punti di forza dell’applicazione di cui disporrà il MiBAC, la tracciabilità e la trasparenza dell’iter di lavorazione delle richieste di supporto, garantite dalla possibilità di controllare in tempo reale lo stato della pratica ‘aperta’ o ‘in lavorazione’. Il software garantisce inoltre la velocizzazione e ottimizzazione dell’assistenza al personale, tramite un efficiente sistema di smistamento delle richieste. In ultimo, consente all’utente di dare un proprio riscontro sulla soluzione proposta dal servizio di assistenza e prevede un sistema di monitoraggio dell’efficienza dei servizi prestati, tramite la produzione di report sullo stato delle pratiche avviate e sui tempi di risposta.<br />
L’applicativo – in seguito all’accordo siglato dal Direttore Generale del Cnr, Fabrizio Tuzi, e dal Direttore Generale per l’Organizzazione, gli Affari Generali, l’Innovazione, il Bilancio e il Personale del Ministero, Antonia Pasqua Recchia - sarà fruibile a tempo indeterminato e a titolo gratuito (non esclusivo) da tutto il personale dipendente del MiBAC, consentendo la gestione unificata dei servizi di helpdesk informatico e semplificando e velocizzando le procedure di assistenza al personale.<br />
“Nel corso degli anni, in tutti i processi di ammodernamento e innovazione sviluppati nel Ministero stiamo percorrendo la strada del contenimento dei costi e dell’ottimizzazione delle risorse pubbliche”, afferma Antonia Pasqua Recchia. “In tale ambito è fondamentale sia lo scambio di buone pratiche tra enti pubblici sia, soprattutto, il riuso del software applicativo, in particolare quando si tratta di software open source. Questo accordo risponde alle esigenze di lotta agli sprechi e di miglioramento delle performance lavorative, dando valore alla trasparenza delle richieste e alla tracciabilità dell’iter lavorativo”.<br />
“Oil è stato realizzato da una software factory interna costituita con l’obiettivo di gestire tutte le fasi di sviluppo delle soluzioni applicative dell’Ente”, spiega Maurizio Lancia, direttore dell’Ufficio Sistemi Informativi del Cnr, “e, in linea con le indicazioni del Codice dell’amministrazione digitale, si basa su standard aperti e strumenti open source che favoriscono il riutilizzo del software”. “Questo accordo, in coerenza con la ‘Legge di semplificazione’ del 1999 e la Legge 289/2002, costituisce un positivo esempio di collaborazione tra pubbliche amministrazioni finalizzata al contenimento dei costi ed alla razionalizzazione delle attività in ambito informatico”, sottolinea Fabrizio Tuzi, Direttore Generale del Cnr.</p>
<p align="justify">Roma, 2 settembre 2010</p>
<p align="justify">La Scheda<br />
Chi: Protocollo d’intesa per la costituzione a titolo gratuito non esclusivo del diritto d’uso di programmi applicativi tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.<br />
Che cosa: Riuso del software Oil (Online Interactive heLpdesk)<br />
Per informazioni:<br />
Roberto Puccinelli, Ufficio Sistemi Informativi del Cnr,<br />
e-mail: <a href="mailto:roberto.puccinelli@cnr.it">roberto.puccinelli@cnr.it</a>; Alberto Bruni, MiBAC - Direzione Generale per l’Organizzazione, gli Affari generali, l’Innovazione, il Bilancio ed il Personale, e-mail <a href="mailto:alberto.bruni@beniculturali.it">alberto.bruni@beniculturali.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://web.bankmark.it/?feed=rss2&amp;p=763</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Trapianti, la fede aiuta a sopravvivere</title>
		<link>http://web.bankmark.it/?p=762</link>
		<comments>http://web.bankmark.it/?p=762#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 14:41:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cipollino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>

		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>

		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://web.bankmark.it/?p=762</guid>
		<description><![CDATA[Un gruppo di pazienti ha risposto a un questionario]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em><a href="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/trapianti-copia.jpg" class="thickbox" title="trapianti-copia.jpg"><img src="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/trapianti-copia.jpg" alt="trapianti-copia.jpg" align="left" title="trapianti-copia.jpg" /></a>Un gruppo di pazienti sottoposti a intervento per insufficienza epatica grave ha risposto a un questionario, dichiarando il proprio atteggiamento religioso. I risultati dell’indagine dell’Ifc-Cnr di Pisa, pubblicati su ‘Liver Transplantation’, dimostrano che credere in Dio si associa a una migliore sopravvivenza dei malati</em></p>
<p align="justify">La religiosità, intesa come ‘cercare l’aiuto di Dio’, ‘avere fede in Dio’, ‘affidarsi a Dio’, ‘cercare di vedere anche nella malattia la mano di Dio’, può migliorare la prognosi di pazienti con insufficienza epatica grave, sottoposti a trapianto di fegato? Per dare una risposta in termini prognostici a tale quesito è stato somministrato a un gruppo di 179 candidati, sottoposti a trapianto fra il 2004 e il 2007, un questionario sulla religiosità composto da 10 items.�<br />
I risultati dimostrano l’ipotesi che la fede in Dio è associata in modo significativo con la sopravvivenza dei pazienti. La ricerca dell&#8217;Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr), in collaborazione con il Dipartimento di Trapiantologia epatica dell&#8217;Azienda ospedaliero-universitaria pisana, è stata pubblicata sulla rivista scientifica americana ‘Liver Transplantation’.<br />
“I candidati al trapianto di fegato vengono sottoposti di routine a una valutazione psicologica”, spiega Franco Bonaguidi, psicologo presso l’Ifc-Cnr, “che ha lo scopo di aiutarli ad affrontare questo momento particolarmente difficile e a  identificare eventuali controindicazioni all’intervento. Poiché i pazienti riferivano un profondo ritorno alla religione e alla spiritualità, la nostra ricerca ha indagato tale aspetto, indipendentemente dal credo religioso e dalla partecipazione alle funzioni ecclesiastiche”.<br />
Durante il follow-up di 4 anni successivo al trapianto, 18 pazienti sono morti. “Per comprendere quali fattori fossero stati in grado di predire la mortalità dei pazienti, abbiamo utilizzato un’analisi statistica nota come modello di Cox”, prosegue Bonaguidi, “prendendo in esame fattori come l’età dei pazienti, il sesso, il livello di istruzione e occupazione, il tipo e la gravità della malattia, l’età del donatore e alcune variabili legate all’intervento chirurgico, come il sanguinamento peri-operatorio. Infine, abbiamo testato con lo stesso rigore scientifico il ruolo della religiosità”. In particolare, le risposte sono state esaminate mediante un’analisi fattoriale “che ha permesso di evidenziare, attraverso una procedura matematica, le principali componenti della religiosità, definite come ricerca ‘attiva’ di Dio, attesa ‘passiva’ di Dio e generico atteggiamento fatalistico”.<br />
I risultati dello studio mostrano che “le uniche variabili in grado di predire la mortalità dei pazienti dopo il trapianto sono la durata della degenza in terapia intensiva e, quale fattore negativo, l’assenza di ricerca di Dio, con un rischio relativo rispettivamente di 1.05 e 3.01”, continua il ricercatore dell’Ifc-Cnr. “Ciò significa che i pazienti che non dichiaravano tale ‘ricerca di Dio’ durante il follow-up avevano un rischio di morte di tre volte superiore a coloro che l’hanno dichiarata. Esprimendo gli eventi letali e la sopravvivenza con il metodo Kaplan-Meier, a quattro anni dal trapianto era ancora in vita il 93,4% dei pazienti con ricerca attiva di Dio, con una mortalità del 6,6% e un vantaggio appunto triplo sugli altri (79.5% in vita, 20,5% di mortalità). La differenza è statisticamente notevole, mentre la probabilità di ‘falso positivo’, cioè che sia stata rilevata una differenza inesistente, è del 2.6%, nettamente inferiore alla soglia convenzionale del 5%”.<br />
È importante anche il contesto da cui questi risultati provengono. “Un’unità operativa ad alta tecnologia, il Centro trapianti di fegato dell’università di Pisa del prof. Franco Filipponi, dove la valutazione psicologica del vissuto di malattia è paradossalmente più sentita e valorizzata quale risorsa di guarigione”, conclude Bonaguidi. “Va precisato però che la ‘ricerca attiva di Dio’ non si identifica con una religione confessionale, ma è un aspetto intimo della personalità che porta a vedere l’incontro con la malattia grave quale un momento di rielaborazione della propria esistenza, dei propri valori e di rivalutazione della componente spirituale e trascendente”.</p>
<p align="justify">La scheda<br />
Chi: Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa<br />
Che cosa: indagine IFC-CNR su religiosità e sopravvivenza dei pazienti sottoposti a trapianto di fegato. ‘Religiosity Associated with Prolonged Survival in Liver Transplant Recipients’; Franco Bonaguidi,1 Claudio Michelassi,1 Franco Filipponi,2 and Daniele Rovai1 (1 Institute of Clinical Physiology, National Research Council, Pisa, Italy, 2 Liver Transplant Unit, University of Pisa, Cisanello Hospital, Pisa, Italy), Liver Transplantation 2010 (NB: Il lavoro è accettato e pubblicato on line, non è stato ancora stampato in forma cartacea)<br />
Per informazioni: Franco Bonaguidi,  e mail <a href="mailto:franco.bonaguidi@ifc.cnr.it">franco.bonaguidi@ifc.cnr.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://web.bankmark.it/?feed=rss2&amp;p=762</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Archeologi italiani per i monumenti turchi</title>
		<link>http://web.bankmark.it/?p=760</link>
		<comments>http://web.bankmark.it/?p=760#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 14:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cipollino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Arte &amp; Cultura]]></category>

		<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>

		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://web.bankmark.it/?p=760</guid>
		<description><![CDATA[Il ministero della cultura ha finanziato il restauro del teatro romano ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em><a href="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/anka-copia.jpg" class="thickbox" title="anka-copia.jpg"><img src="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/anka-copia.jpg" alt="anka-copia.jpg" align="left" title="anka-copia.jpg" /></a>Il ministero della cultura di Ankara ha finanziato il restauro del teatro romano di Hierapolis di Frigia. Un progetto di restauro ambizioso, elaborato dalla missione guidata da Francesco D’Andria dell’Ibam-Cnr</em></p>
<p align="justify">Presso uno dei siti archeologici più affascinanti della Turchia, la città romano-ellenistica di Hierapolis (l’odierna Pamukkale), grazie alle tecnologie e alle competenze italiane, sta per avere inizio un ambizioso progetto: far tornare alla luce una delle più fastose facciate teatrali in marmo dell’antichità. È quella che qui fu costruita sotto il regno di Settimio Severo agli inizi del III sec. d.C., secondo gli archeologi uno degli esempi meglio conservati dell’architettura ‘barocca’ sviluppatasi nelle province orientali dell’Impero romano.<br />
Francesco D’Andria, direttore dell’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibam-Cnr), è il coordinatore del gruppo di circa 80 tra tecnici e restauratori - provenienti dal Cnr, da otto Università italiane, dall’Università di Oslo e dal Cnrs di Bordeaux - che sta lavorando sul cantiere di Hierapolis. “Erano circa mille i blocchi decorati provenienti dal crollo della facciata della scena”, spiega. “Sono stati studiati, catalogati, ricostruiti in 3D con le tecniche più avanzate e riposizionati in un modello virtuale del teatro. Senza l’ausilio delle nuove tecnologie l’opera sarebbe stata molto più impegnativa. Architetti e archeologi hanno avuto il pieno sostegno dell’Ibam-Cnr, che vanta una lunga esperienza sui progetti di valorizzazione del patrimonio archeologico e qui ha messo in capo tutti i suoi specialisti: dello scavo stratigrafico, della cartografia computerizzata, delle prospezioni geofisiche, del telerilevamento, delle analisi sui manufatti, delle ricostruzioni virtuali. Grazie a questo sforzo si è potuto ricostruire la scena perfettamente. Ora ogni singolo blocco di marmo, prima di essere ricollocato nella posizione originaria, sarà restaurato, dotato di perni speciali e integrato delle parti mancanti”.<br />
Il progetto di restauro, elaborato dagli architetti della missione archeologica italiana, che qui lavora dal 1957, ha ricevuto il finanziamento del ministro della Cultura turco, Ertuğrul Günay, grazie all’intervento del governatore di Denizli, Yavuz Erkmen. Hierapolis è una località turistica molto importante. Sorge presso la celeberrima Pamukkale, nota per le sue sorgenti termali dalle cascate di calcare bianchissimo, frequentata ogni anno da milioni di turisti.<br />
“Il programma dei lavori prevede, oltre al restauro del teatro, lo scavo del Santuario delle Sorgenti, sorto sul luogo in cui sgorgano le acque termali che creano le fantastiche formazioni bianche di calcare che danno al sito il nome di ‘Castello del Cotone’ (Pamukkale)”, prosegue D’Andria. “Un altro obiettivo della Missione riguarda il complesso monumentale di età bizantina (V sec. d.C.) sorto sul luogo della sepoltura dell’Apostolo Filippo, che costituiva uno dei centri maggiori di pellegrinaggio della prima età cristiana”.</p>
<p align="justify">La scheda<br />
Chi: Cnr - Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali (Ibam-Cnr)<br />
Che cosa: Restauro del teatro romano di Hierapolis di Frigia (Turchia)<br />
Per informazioni: Francesco D’Andria (Ibam-Cnr); email <a href="mailto:f.dandria@ibam.cnr.it">f.dandria@ibam.cnr.it</a>, <a href="mailto:francesco.dandria@unisalento.it">francesco.dandria@unisalento.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://web.bankmark.it/?feed=rss2&amp;p=760</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>La posidonia ‘spiaggiata’? Una risorsa per l’agricoltura</title>
		<link>http://web.bankmark.it/?p=759</link>
		<comments>http://web.bankmark.it/?p=759#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 07 Aug 2010 13:44:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cipollino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>

		<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>

		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://web.bankmark.it/?p=759</guid>
		<description><![CDATA[Il progetto ha ottenuto un finanziamento dal programma europeo Life+]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em><a href="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/grano-copia.jpg" class="thickbox" title="grano-copia.jpg"></a><a href="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/grano-copia.jpg" class="thickbox" title="grano-copia.jpg"><img src="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/grano-copia.jpg" alt="grano-copia.jpg" align="left" title="grano-copia.jpg" /></a>Il progetto di riutilizzo come fertilizzante dei residui di foglie e fusti che troviamo sulle rive, proposto da Ispa-Cnr e Comune di Mola di Bari, ha ottenuto un finanziamento dal programma europeo Life+</em></p>
<p align="justify">La Posidonia è un elemento fondamentale per l’ecosistema marino, ma l’accumulo dei residui di foglie e fusti lungo la riva costituisce un disagio per la balneazione e rappresenta un onere economico per la raccolta e lo smaltimento. Un progetto dell’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari (Ispa-Cnr) prevede ora il recupero di questo materiale organico come fertilizzante, ammendante o substrato per coltivazioni senza suolo.<br />
Il progetto ‘Posidonia residues integrated management for ecosustainability (Prime)’ - svolto in collaborazione con il Comune di Mola di Bari (quale ente coordinatore beneficiario), la società di ingegneria, consulenza e servizi ambientali Eco-Logica srl, l’azienda di compostaggio dell’Acquedotto pugliese Aseco srl, l’azienda di macchine per la deumidificazione Tecoma - è stato selezionato dal programma europeo Life+ nell’ambito della sezione ‘Politica ambientale e governance, priorità risorse naturali e rifiuti’, tra oltre 600 proposte presentate da organismi pubblici e privati dei 27 paesi membri. Dei progetti che beneficeranno del fondo europeo ben 56 sono italiani e riceveranno complessivamente 94,2 milioni di euro.<br />
“Le ricerche sul possibile utilizzo della Posidonia oceanica spiaggiata nel compostaggio sono svolte da anni”, spiega Angelo Parente, ricercatore dell’Ispa-Cnr, “in sinergia tra ricercatori e tecnici della nostra azienda sperimentale La Noria e colleghi dell’Università degli Studi di Bari, nella persona dell’ex assessore all’agricoltura e all’ambiente del Comune di Mola di Bari e ricercatore dell’Università di Bari Pietro Santamaria. “Grazie anche a questi studi, è stata recentemente rivista la disciplina in materia di fertilizzanti e fissata la quantità di posidonia che può essere aggiunta alle biomasse compostabili, sottraendola allo smaltimento in discarica che provoca produzione di percolato, inquinamento delle falde acquifere e aumento dei gas serra”.<br />
Si aprono così nuove prospettive per l’impiego in agricoltura di queste biomasse spiaggiate. “La posidonia, comunemente ed erroneamente considerata un’alga, è una pianta acquatica superiore che con le sue praterie svolge importanti funzioni: ossigenazione dell’acqua, fissazione dei fondali e protezione delle spiagge dall’erosione, riparo e zona di riproduzione per la fauna marina, nutrimento per pesci, cefalopodi e cordati”, prosegue Parente. “Periodicamente, però, essa perde le foglie e, soprattutto in concomitanza della bella stagione, si ripresenta il problema della gestione dei residui spiaggiati lungo le coste pugliesi, sarde, toscane, laziali, ecc.”.<br />
L’obiettivo del progetto dell’Ispa-Cnr è sviluppare un modello di gestione ecosostenibile dei residui, che trasformi questi ‘rifiuti’ in una risorsa. “Oltre che al compostaggio e all’utilizzazione agronomica del compost”, conclude il ricercatore, “il progetto interverrà anche allo scopo di minimizzare l’impatto sull’ecosistema costiero, mettendo a punto una strategia di pre-trattamento del materiale raccolto che ne migliori l’attitudine al riutilizzo in agricoltura”.</p>
<p align="justify">Roma, 6 agosto 2010</p>
<p align="justify">La scheda<br />
Chi: Istituto di scienze delle produzioni alimentari (Ispa) del Consiglio nazionale delle ricerche, Comune di Mola di Bari,  Eco-Logica srl, Aseco srl e Tecoma<br />
Che cosa: progetto ‘Prime’ (Posidonia residues integrated management for ecosustainability) finanziato dal programma europeo Life+<br />
Per informazioni: dr. Angelo Parente, Ispa-Cnr, Bari, tel. 080.5929309 – 340.1001744,  e-mail: <a href="mailto:angelo.parente@ispa.cnr.it">angelo.parente@ispa.cnr.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://web.bankmark.it/?feed=rss2&amp;p=759</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Energia e minore impatto dagli scarti siderurgici</title>
		<link>http://web.bankmark.it/?p=757</link>
		<comments>http://web.bankmark.it/?p=757#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 14:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cipollino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>

		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://web.bankmark.it/?p=757</guid>
		<description><![CDATA[Unnovativo processo che consente di sviluppare idrogeno]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/ene.jpg" class="thickbox" title="ene.jpg"><img src="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/ene.jpg" alt="ene.jpg" align="left" title="ene.jpg" /></a>L’Igag- Cnr contribuisce alla realizzazione di un innovativo processo che consente di sviluppare idrogeno e di catturare anidride carbonica dalle scorie delle acciaierie</p>
<p align="justify">Produzione di idrogeno e sequestro di anidride carbonica (CO2) dalle scorie di siderurgia e di termodistruzione, questo l’obiettivo di un processo denominato ‘Hysteel’, di cui i ricercatori dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Igag-Cnr) avvieranno la sperimentazione entro l’anno, insieme con la Asiu SpA di Piombino.<br />
Studiato e testato a livello di laboratorio, l’innovativo sistema, di cui è stato depositato il brevetto industriale, ambisce a ridurre i rifiuti prodotti dalle acciaierie ottenendone nel contempo una maggiore quantità di energia e materie prime.<br />
“Con ‘Hysteel’ è possibile produrre circa 44 kWh di energia elettrica e assorbire 2.7 tonnellate di CO2 per ogni tonnellata di scoria siderurgica trattata”, spiega Paolo Plescia, ricercatore dell’Igag-Cnr e coideatore del processo. “L’idrogeno prodotto può essere immediatamente utilizzato come combustibile per fornire energia all’impianto stesso”.<br />
La produzione di acciaio è un’attività a elevato impatto ambientale poiché, oltre a generare inquinamento acustico, elettromagnetico e un ingente volume di rifiuti industriali solidi, liquidi o gassosi, il cui recupero è prioritario per evitarne il conferimento in discarica, richiede un elevato consumo di energia elettrica. “L’ipotesi di utilizzare le scorie siderurgiche per generare energia rinnovabile assume pertanto un elevato interesse”, prosegue il ricercatore Cnr. “Il nuovo sistema prevede due reazioni chimiche molto semplici, la prima per estrarre l’idrogeno e ossidare i metalli presenti e la seconda per attivare la frazione silicatica e catturare l’anidride carbonica nella scoria. Il prodotto che ne deriva assume caratteristiche chimiche molto più stabili e innocue per l’ambiente, in quanto i metalli vengono precipitati come sostanze stabili e possibilmente recuperati, mentre la parte silicatica diventa un’ottima materia prima”.<br />
Inoltre “dall’analisi quantitativa dei risultati, preliminari ma significativi, del contenuto energetico dei gas captati e del bilancio dei gas serra risparmiati, emessi e sequestrati, il bilancio positivo di Hysteel risulta evidente”, conclude Plescia. “Lavorando le 250.000 tonnellate di scorie silicatiche prodotte annualmente da una acciaieria di medie dimensioni, si può recuperare dall’81 al 90% della CO2 prodotta dal processo siderurgico; tale recupero è monetizzabile in un risparmio di oltre 800.000 euro all’anno in quote di emissione di gas serra (Cers-Certified Emission Reductions, valori dal listino Bluenext al gennaio 2010) e contemporaneamente produrre materiali inerti per l’industria delle costruzioni per un controvalore di oltre 500.000 euro. Ulteriore elemento significativo di questo processo consiste nell’utilizzo di tecnologie semplici e facilmente controllabili”.</p>
<p align="justify">La scheda<br />
Chi: Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr (Igag-Cnr) di Roma<br />
Che cosa: Hysteel, processo innovativo per la produzione di idrogeno e la cattura di anidride carbonica dalle scorie di siderurgia e di termodistruzione<br />
Per informazioni: Giovanni Maria Zuppi, Direttore Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr (Igag-Cnr), Montelibretti (Roma), e-mail: <a href="mailto:giovannimaria.zuppi@igag.cnr.it">giovannimaria.zuppi@igag.cnr.it</a>; Paolo Plescia, Igag-Cnr,  cell. 347.4327282, e-mail: <a href="mailto:paolo.plescia@ismn.cnr.it">paolo.plescia@ismn.cnr.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://web.bankmark.it/?feed=rss2&amp;p=757</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Quercetina contro la leucemia</title>
		<link>http://web.bankmark.it/?p=756</link>
		<comments>http://web.bankmark.it/?p=756#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 13:20:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cipollino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>

		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

		<category><![CDATA[Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://web.bankmark.it/?p=756</guid>
		<description><![CDATA[La terapia può essere migliorata ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/leuce-copia.jpg" class="thickbox" title="leuce-copia.jpg"><em><img src="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/leuce-copia.jpg" alt="leuce-copia.jpg" align="left" title="leuce-copia.jpg" /></em></a><em>La terapia contro la leucemia linfocitica cronica può essere migliorata dall’utilizzo di questo antiossidante naturale, in grado di potenziare l’efficacia dei farmaci. Lo dimostra uno studio dell’Isa-Cnr pubblicato dal British Journal of Cancer. Questa forma leucemica è la più frequente negli adulti e spesso risulta resistente ai chemioterapici</em></p>
<p align="justify">La quercetina, una piccola molecola ad attività antiossidante comunemente presente in cipolle, capperi, sedano, mele, uva, tè verde e vino rosso, potrebbe essere impiegata nella terapia delle leucemie. Lo attesta una ricerca dell’Istituto di scienze dell’alimentazione del Consiglio nazionale delle ricerche di Avellino (Isa-Cnr), pubblicata dal British Journal of Cancer.<br />
“Studi eseguiti dal nostro e da altri gruppi di ricerca hanno dimostrato da tempo che la quercetina appartiene a quell’ampio gruppo di molecole di origine vegetale (fitochimici) con attività chemio-preventiva”, spiega Gian Luigi Russo, ricercatore presso l’Isa-Cnr e responsabile della ricerca. “La molecola, cioè, è capace di bloccare il processo di trasformazione di una cellula normale in tumorale, oppure di invertirlo se esso è già in atto”.<br />
Sinora, però, gli studi erano stati condotti essenzialmente su linee cellulari o modelli animali. “Adesso, per la prima volta, abbiamo dimostrato che la quercetina è efficace in cellule tumorali di pazienti affetti da leucemia linfocitica cronica (Llc)”, continua Russo. In tali pazienti, la molecola “è in grado di rendere vulnerabili al trattamento farmacologico con chemioterapici cellule isolate dal paziente che prima non lo erano. Questa ‘sensibilizzazione’ è stata confermata associando la quercetina sia a farmaci sperimentali come Trail (un agente che induce apoptosi, ovvero il ‘suicidio’ della cellula leucemica), sia a farmaci da tempo presenti in terapia quali la fludarabina”.<br />
I dati fanno ben sperare per una prossima sperimentazione clinica. “Sebbene la quercetina non sia esente da tossicità, studi preclinici hanno dimostrato che la molecola è ben tollerata anche a dosi elevate”, spiega il ricercatore. “Ciò consentirebbe di superare il problema della bassa biodisponibilità di questi composti e raggiungere le concentrazioni ematiche necessarie a garantire un’azione chemio-preventiva nei soggetti a rischio e quella terapeutica in soggetti affetti da Llc”.<br />
Infatti, la quantità di quercetina assunta giornalmente con la dieta (25-30 milligrammi) è molto lontana dal poter svolgere una qualsivoglia attività biologica. Anche dopo un pasto ricco di alimenti contenenti la molecola, dunque, le concentrazioni ematiche sarebbero troppo basse per giustificare l’attività antitumorale, che, invece, è associabile all’assunzione di dosi farmacologiche.<br />
La leucemia linfocitica cronica colpisce circa 1-6 persone su 100.000 e rappresenta la più frequente forma di leucemia nell’adulto (22-30% dei casi). Una percentuale significativa di pazienti mostra resistenza ai protocolli standard di chemioterapia ed è proprio a questa popolazione che si rivolge lo studio eseguito dall’Isa-Cnr in collaborazione con Silvestro Volpe del Reparto di Ematologia dell’Ospedale Moscati di Avellino.<br />
“Ma attenzione a interpretazioni errate o superficiali dei dati scientifici”, conclude Russo. “Massicce dosi di antiossidanti, quercetina inclusa, assunte liberamente come supplementi dietetici da persone sane e senza il diretto controllo del medico, possono risultare dannose alla salute. Il nostro lavoro fornisce invece indicazioni sperimentali utili per la progettazione di nuovi studi indirizzati a comprendere sia i meccanismi d’azione molecolare sia le reali potenzialità terapeutiche di questa molecola”.</p>
<p align="justify">Roma, 22 luglio 2010</p>
<p align="justify">La scheda<br />
Chi: Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa-Cnr) di Avellino<br />
Che cosa: studio sulla quercetina, molecola antiossidante da utilizzare nella terapia delle leucemie</p>
<p align="justify">Per informazioni: Gian Luigi Russo, Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr - e-mail <a href="mailto:glrusso@isa.cnr.it">glrusso@isa.cnr.it</a> </p>
<p align="justify">Referenze:<br />
Quercetin induced apoptosis in association with death receptors and fludarabine in cells isolated from chronic lymphocytic leukaemia patients<br />
M Russo, C Spagnuolo, S Volpe, A Mupo, I Tedesco, GL Russo<br />
Br J Cancer advance online publication, July 20, 2010 <a href="http://www.nature.com/bjc/index.html">www.nature.com/bjc/index.html</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://web.bankmark.it/?feed=rss2&amp;p=756</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Toccare per vedere</title>
		<link>http://web.bankmark.it/?p=755</link>
		<comments>http://web.bankmark.it/?p=755#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 13:40:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cipollino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>

		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>

		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://web.bankmark.it/?p=755</guid>
		<description><![CDATA[Risultati saranno utili a comprendere i meccanismi di plasticita']]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/2accord-copia.jpg" class="thickbox" title="2accord-copia.jpg"><img src="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/2accord-copia.jpg" alt="2accord-copia.jpg" align="left" title="2accord-copia.jpg" /></a><em>Ricercatori dell’Istituto di neuroscienze hanno dimostrato come un segnale tattile può interagire con un segnale visivo non appena le due informazioni arrivano al cervello. I risultati saranno utili a comprendere i meccanismi di plasticità che si instaurano dopo un danno sensoriale. La ricerca è pubblicata su Current Biology</em></p>
<p align="justify">Uno studio condotto da ricercatori dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa e Milano (In-Cnr) dimostra che l’interazione tra segnali multisensoriali può avvenire già a livello delle così dette aree primarie, ovvero non appena le informazioni sensoriali arrivano al cervello. La scoperta suggerisce una revisione dei modelli di base della fisiologia del cervello sensoriale.<br />
“La percezione coerente del mondo esterno che ci permette di muoverci e agire in maniera efficace”, spiega Maria Concetta Morrone, coordinatrice del gruppo, “non è un processo passivo e automatico, come si potrebbe pensare data l’immediatezza e la precisione della nostra percezione, ma è il risultato di complesse computazioni operate dal nostro sistema nervoso centrale. Quali meccanismi cerebrali e quali aree corticali consentano quest’integrazione rimane un problema irrisolto. La visione classica è che la fusione delle informazioni provenienti dai diversi sensi avvenga solo dopo che ciascuna di esse è stata analizzata dalla circuiteria nervosa specializzata per quella specifica modalità dopo essere entrata a far parte della nostra esperienza cosciente”.<br />
Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Current Biology, “pone seri dubbi riguardo a quest’ipotesi, dimostrando che stimoli visivi e tattili possono essere integrati anche senza essere percepiti coscientemente e che l’integrazione può avvenire già a livello dei primissimi stadi dell’elaborazione visiva, ovvero a livello della corteccia visiva primaria”, spiega Claudia Lunghi, coautrice della ricerca.<br />
Dalla ricerca risulta che l’informazione tattile è in grado di influenzare in maniera assai specifica un particolare fenomeno visivo che si chiama ‘rivalità binoculare’. “Quando due immagini diverse vengono presentate contemporaneamente ai due occhi il cervello va in confusione: non le combina in un unico percetto stabile ma lascia che si alternino e competano per raggiungere la nostra coscienza”, aggiunge la ricercatrice dell’In-Cnr. “Se, ad esempio, un occhio ‘vede’ un reticolo orizzontale e l’altro un reticolo verticale, il cervello ne vede uno solo per volta: verticale e orizzontale dominano la percezione alternativamente. Il segnale relativo all’immagine soppressa rimane confinato ai primi stadi del sistema visivo (dalla retina fino alla corteccia visiva primaria), le aree visive di più alto livello elaborano solo lo stimolo mentre se ne ha percezione cosciente, ma non mantengono traccia dello stimolo ‘soppresso’”.<br />
I ricercatori hanno però dimostrato che un segnale tattile congruente con lo stimolo visivo soppresso durante la rivalità binoculare è in grado di rafforzarne il segnale a tal punto da riportarlo a coscienza. “Ad esempio, se l’osservatore sta vedendo il reticolo orizzontale ma tocca un reticolo verticale, nella maggior parte dei casi la dominanza dell’orizzontale sarà interrotta e l’osservatore tornerà a ‘vedere’ verticale, ristabilendo la congruenza tra lo stimolo visivo e tattile”, precisa Paola Binda, dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano . “Un segnale tattile può interagire con quello visivo anche quando questo si trova al di fuori della consapevolezza: l’interazione ha luogo già a livello della corteccia visiva primaria”.<br />
I risultati descritti sopra possono rivestire un’importante applicazione clinica aiutando la comprensione dei meccanismi di plasticità che si instaurano dopo un danno sensoriale. “Nei pazienti non vedenti, per esempio, la corteccia visiva primaria è reclutata per l’elaborazione dell’informazione tattile”, conclude la ricercatrice In-Cnr, “e questa ricerca dimostra che le connessioni tra corteccia somatosensoriale e visiva non vengono create ex novo, ma sono un corredo naturale del sistema”.</p>
<p align="justify">Roma, 21 luglio 2010</p>
<p align="justify">La scheda:<br />
Chi: Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa e Milano (In-Cnr)<br />
Che cosa:  studio sull’integrazione tra stimoli visivi e tattili<br />
Per informazioni: Claudia Lunghi, In-Cnr  - e mail <a href="mailto:clalunghi@gmail.com">clalunghi@gmail.com</a></p>
<p align="justify">Referenze: Curr Biol. 2010 Feb 23;20(4):R143-4.Touch disambiguates rivalrous perception at early stages of visual analysis.Lunghi C, Binda P, Morrone MC. PMID: 20178754 [PubMed - indexed for MEDLINE]</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://web.bankmark.it/?feed=rss2&amp;p=755</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Tumori solidi, un nuovo gene protagonista</title>
		<link>http://web.bankmark.it/?p=754</link>
		<comments>http://web.bankmark.it/?p=754#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 17:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cipollino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>

		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>

		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://web.bankmark.it/?p=754</guid>
		<description><![CDATA[Uno studio ha individuato la funzione di FANCD2]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em><a href="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/geni.jpg" class="thickbox" title="geni.jpg"><img src="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/geni.jpg" alt="geni.jpg" align="left" title="geni.jpg" /></a>Uno studio dell’Istituto di genetica e biofisica del Cnr di Napoli sull’anemia del Fanconi ha individuato la funzione di FANCD2, coinvolto nella riparazione del DNA, la cui mutazione è responsabile della tumorigenesi. Lo studio è stato pubblicato su Molecular Cell</em></p>
<p align="justify">Lo studio di malattie genetiche rare può portare a chiarire meccanismi molecolari alla base di numerose patologie, tra cui l’insorgenza di tumori e di infertilità. Lo conferma una ricerca sull’anemia del Fanconi, condotta dai ricercatori dell’Istituto di genetica e biofisica del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Igb-Cnr) e pubblicata sulla prestigiosa rivista Molecular Cell, chiarendo la funzione di un gene (il gene FANCD2), che risulta mutato in questa patologia.<br />
Lo studio ha evidenziato come, in caso di danneggiamento del DNA, la scelta del corretto meccanismo di riparazione giochi un ruolo chiave nel determinare il destino di una cellula. “FANCD2 è un gene che risulta mutato nell’anemia del Fanconi, una complessa e rara malattia genetica che presenta una varietà di sintomi, tra cui la predisposizione a sviluppare tumori solidi, anemia ed infertilità: tutti aspetti ascrivibili a difetti nella riparazione dei danni al DNA”, spiega Antonio Baldini, direttore dell’Igb-Cnr.<br />
“Con questo studio abbiamo evidenziato che la funzione primaria del gene FANCD2 nelle cellule del corpo è soprattutto quella di tenere inattiva la ‘giunzione non omologa delle estremità dei cromosomi’, un meccanismo di riparazione molto efficiente ma poco accurato”, prosegue il ricercatore. “In caso contrario, cioè se il gene non funziona e la cellula adotta il meccanismo di replicazione ‘sbagliato’, si ottengono anomalie cromosomiche e ipersensibilità ad agenti genotossici che sono la causa della predisposizione allo sviluppo di tumori solidi”.<br />
Questa scoperta riguardante l&#8217;azione del gene FANCD2 non è però rilevante solo per i malati di anemia del Fanconi, che presenta frequenza di 1–5 casi ogni 1.000.000 di nati e che in Italia con il 50% dei casi è concentrata in Campania, ma per lo studio dei tumori solidi in generale. “Nella trasformazione neoplastica si accumulano un alto numero di mutazioni in numerosi geni, alcune delle quali sono causa, altre conseguenza della malattia”, sottolinea Adriana La Volpe, coordinatrice dello studio. “Le sindromi ereditarie di predisposizione al cancro come l’anemia del Fanconi, sono molto importanti per noi ricercatori per capirne le cause, permettendoci di discriminare tra mutazioni in geni ‘piloti’ del tumore e in geni ‘passeggeri’, le prime causa e le seconde conseguenza dell’insorgenza”.</p>
<p align="justify">Scheda<br />
Chi: Istituto di genetica e biofisica del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Igb-Cnr)<br />
Che cosa: studio sulle cause genetiche dei tumori solidi; pubblicazione su Molecular Cell: ‘Preventing Nonhomologous End Joining Suppresses DNA Repair Defects of Fanconi Anemia’<br />
Per informazioni: Adriana La Volpe <a href="mailto:lavolpe@igb.cnr.it">lavolpe@igb.cnr.it</a> (coordinatrice della ricerca), Adele Adamo <a href="mailto:adamo@igb.cnr.it">adamo@igb.cnr.it</a> (primo autore della ricerca)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://web.bankmark.it/?feed=rss2&amp;p=754</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Centenari si nasce</title>
		<link>http://web.bankmark.it/?p=753</link>
		<comments>http://web.bankmark.it/?p=753#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 14:25:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cipollino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>

		<category><![CDATA[Consumatori]]></category>

		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>

		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://web.bankmark.it/?p=753</guid>
		<description><![CDATA[Un gruppo di ricerca internazionale ha identificato le varianti genetiche ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/cento-copia.jpg" class="thickbox" title="cento-copia.jpg"><img src="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/cento-copia.jpg" alt="cento-copia.jpg" align="left" title="cento-copia.jpg" /></a><em>Un gruppo di ricerca internazionale Cnr-Boston University ha identificato le varianti genetiche della longevità. Lo studio è stato pubblicato oggi su Science e permetterà di rivelare se un individuo è predisposto a raggiungere i cento anni, aprendo la strada verso una genomica personalizzata</em></p>
<p align="justify">Che il destino fosse in parte scritto nel DNA era noto. Ora però sappiamo quali sono i profili genetici delle persone predisposte a raggiungere e superare la soglia dei cento. A rivelarlo, uno studio pubblicato oggi su Science e realizzato dall’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano (Itb-Cnr), nell’ambito di una collaborazione con la Boston University e con il contributo finanziario del Polo scientifico del gruppo MultiMedica. I risultati sono stati pubblicati dopo oltre dieci anni di analisi e l’équipe è stata coordinata da Thomas Perls della Boston University.<br />
“Paola Sebastiani della Boston University ha analizzato le variazioni geniche di circa mille individui americani tra i 95 e 119 anni”,  spiega Annibale Puca, autore delle studio e ricercatore dell’Itb-Cnr e di MultiMedica, “identificando 150 varianti che, se analizzate simultaneamente con un modello di calcolo innovativo, possono predire se un individuo raggiungerà i cento anni con una precisione dell’80% circa”.<br />
Quali sono dunque le caratteristiche genetiche del centenario?<br />
“Per un vero e proprio vantaggio genico nell’invecchiamento di successo, è necessaria la somma di diverse modificazioni del patrimonio genetico”, prosegue il ricercatore del Cnr. “In altre parole, non si è identificata, almeno per ora, un’unica variante che, se ereditata, porti con buona probabilità l’individuo a diventare centenario, ma combinazioni di varianti geniche che influenzano sia la malattia, sia la resistenza a contrarle. Analizzando in dettaglio i profili genetici dei centenari, altrimenti detti &#8216;firme genetiche&#8217;, si è visto che ve ne sono ben 19 condivise da persone con caratteristiche similari, quali l’età di sopravvivenza ed il ritardo a contrarre la malattia di Alzheimer, le malattie cardiovascolari e l’ipertensione”.<br />
Queste firme genetiche “rappresentano un passo ulteriore verso una genomica personalizzata e la medicina predittiva”, afferma Thomas Perls, “poiché il metodo analitico impiegato potrebbe essere utile per lo screening di numerose malattie e per la personalizzazione dei trattamenti farmacologici”.<br />
Il team ha inoltre scoperto alcune differenze nei profili genetici dei centenari esaminati.<br />
“Sorprendentemente un gruppo presenta un profilo diverso che può essere spiegato con un forte contributo da parte dei fattori ambientali, oppure da varianti geniche che, se presenti, determinano fortemente la longevità; quest’ultima ipotesi è più probabile, visto l’alto tasso di familiarità per longevità di questi centenari. Sarà di estremo interesse studiare ulteriormente il genoma di questi centenari con un profilo genetico &#8216;normale&#8217; per valutare l’eventuale presenza di ulteriori varianti con un forte impatto sulla longevità”,  conclude Puca.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">La scheda:<br />
Chi: Istituto di tecnologie biomediche del Cnr di Milano<br />
Che cosa: studio internazionale sulla longevit�<br />
Pubblicazione su Science<br />
Genetic signatures of exceptional longevity in Humans<br />
Per informazioni: Annibale Puca, Istituto di tecnologie biomediche del Cnr di Milano,  e-mail: <a href="mailto:puca@longevita.org">puca@longevita.org</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://web.bankmark.it/?feed=rss2&amp;p=753</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Scarichi industriali: un sistema Irsa-Cnr per ridurli</title>
		<link>http://web.bankmark.it/?p=751</link>
		<comments>http://web.bankmark.it/?p=751#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 15:21:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cipollino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>

		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://web.bankmark.it/?p=751</guid>
		<description><![CDATA[Messa a punta tecnologia in grado di abbattere impatto ambientale e costi ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/industria-sca-copia.jpg" class="thickbox" title="industria-sca-copia.jpg"></a></p>
<p align="justify"><a href="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/industria-sca-copia.jpg" class="thickbox" title="industria-sca-copia.jpg"><img src="http://web.bankmark.it/wp-content/gallery/ricerca/industria-sca-copia.jpg" alt="industria-sca-copia.jpg" align="left" title="industria-sca-copia.jpg" /></a><em>Messa a punto dai ricercatori dell’Istituto di ricerca sulle acque una tecnologia in grado di abbattere impatto ambientale e costi del trattamento di acque reflue di vari impianti, tra cui le concerie. Il progetto ha ricevuto il Best Life Environment Projects della Commissione Europea<br />
</em> </p>
<p align="justify">Rispetto alle tecnologie convenzionali, riduce le volumetrie dell’impianto, i costi operativi e la tossicità sull’uomo fino a un terzo ed il volume di fango fino a 20 volte. È il nuovo processo (SBBGR - Sequencing Batch Biofilter Granular Reactor - potenziato ad ozono) sviluppato dall’Istituto di ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari (Irsa-Cnr), in grado di depurare gli scarichi industriali contenenti anche composti scarsamente biodegradabili con la minima produzione di residui e abbattendo i costi. Il progetto ha ricevuto dalla Commissione Europea il “Best Life Environment Projects”.<br />
“Numerose attività economicamente rilevanti come l’industria conciaria, tessile, olearia, della carta, del petrolio”, spiega Claudio Di Iaconi, ricercatore dell’Irsa-Cnr e responsabile della ricerca, “producono rifiuti liquidi poco biodegradabili, il cui trattamento e smaltimento risulta problematico per la difficoltà di raggiungere, con costi ragionevoli, i limiti di qualità allo scarico imposti dalle normative vigenti”. I processi di trattamento attualmente impiegati (basati sull’abbinamento di trattamenti chimico-fisici e biologici) si limitano a trasferire l’inquinante dal refluo alla fase solida, dando luogo alla formazione di consistenti volumi di fanghi tossici difficili da trattare e/o smaltire.<br />
Il processo sviluppato dall’Irsa-Cnr, invece, è basato sull’integrazione della degradazione biologica con un trattamento ossidativo ad ozono, usato al solo fine di rendere biodegradabili i composti recalcitranti. “Il sistema biologico si basa su un biofiltro”, prosegue il ricercatore Irsa-Cnr “nel quale la biomassa, confinata in un mezzo di riempimento plastico, cresce sotto forma di granuli ad elevata densità, raggiungendo concentrazioni di circa un ordine di grandezza superiore ai valori che normalmente si ottengono negli impianti convenzionali”.<br />
Il funzionamento del sistema biologico (basato su cicli di trattamento) consente inoltre di utilizzare il trattamento ossidativo con ozono in maniera specifica e controllata, dopo una prima fase di degradazione biologica per la rimozione dei composti biodegradabili e ossidando parzialmente i composti biorefrattari in modo da rendere anch’essi biodegradabili.<br />
Il processo ha ricevuto il Premio Impresa Ambiente, ovvero la selezione italiana dell’European Business Awards for the Environment, istituito dalla Direzione generale Ambiente della Commissione europea. Sempre dall’Unione Europea, il finanziamento di un progetto Life coordinato dall’Irsa-Cnr, (“A new technology for treating municipal and/or industrial wastewater with low environmental impact”), avente come obiettivo il trasferimento tecnologico del processo su scala industriale per la depurazione dei reflui di conceria.<br />
“L’applicazione ha consentito di verificare come anche a scala industriale il processo, rispetto alle tecnologie convenzionali, sia in grado di ridurre fino a tre volte le volumetrie in gioco, i costi operativi e la tossicità sull’uomo e fino a 20 volte il volume di fango residuo da smaltire.  Per tali caratteristiche il processo può rappresentare un valido strumento per numerose tipologie di PMI, con riduzione dei costi del trattamento dei reflui e concreti benefici sul piano ambientale”, conclude Di Iaconi.<br />
Il progetto ha recentemente ricevuto dalla Commissione Europea il prestigioso riconoscimento di “Best Life Environment Projects”.</p>
<p align="justify">La scheda:<br />
Chi: Istituto di ricerca sulle acque (Irsa-Cnr)<br />
Che cosa:  tecnologia per ridurre  i residui solidi della depurazione  da scarichi industriali<br />
Per informazioni: Claudio Di Iaconi, Irsa-Cnr, e mail:  <a href="mailto:claudio.diiaconi@ba.irsa.cnr.it">claudio.diiaconi@ba.irsa.cnr.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://web.bankmark.it/?feed=rss2&amp;p=751</wfw:commentRss>
		</item>
	</channel>
</rss>
